Oltre che viaggiare dal vero a me piace viaggiare anche
con la fantasia, sarà per questo motivo che adoro leggere: ci permette di
entrare in altre vite, di visitare altre realtà, altri tempi.
Oggi ho finito un
libro di Banana Yoshimoto, scelto da mio marito non da me: “Un viaggio chiamato
vita”. Sono rimasta favorevolmente colpita da come la Yoshimoto parli del
nostro paese, del nostro stile di vita, come se fosse l’eden.
Della Sicilia
dice proprio: “A inizio primavera era un paradiso di fiori. Anice, gelsomini,
cactus e fiori di mandorlo sbocciavano ovunque, e la città intera si riempiva
del loro dolce profumo. Anche nei giardini più piccoli, ai bordi delle
scalinate, intorno alle rovine, crescevano
tantissimi fiori sconosciuti dai mille colori”. L’autrice dice che
quando vede una pianta di rosmarino ora pensa alla Sicilia, le tornano alla
mente “ il profumo, il colore del cielo limpido e azzurro e perfino la sensazione
del vento fresco”.
Parlando di una passeggiata nel parco di Taormina : “Il
sole ad occidente è forte e acceca. Meravigliata da quello sfavillio, camminavo
in mezzo al verde del parco. Nel clima del Sud, le piante crescevano
rigogliose, quasi brutali, e si stagliavano con il loro verde brillante contro
il cielo ancora azzurro.”
Ci racconta di aver guardato due giovani che si
baciavano su una panchina e di aver avuto“quella sensazione insieme calda e
dolce” del bacio come se l’avesse provata lei stessa.
La Yoshimoto prima di venire in Sicilia era stata
avvertita che Palermo era una città pericolosa. Nonostante questo lei scrive: “Nel
momento stesso in cui ho messo piede a terra, in aeroporto, mi sono resa conto
che era tutto così bello che non mi importava più di niente. Il cielo azzurro e
le montagne maestose… la sensazione di pace quando la giornata volge al termine,
la felicità di tornare a casa, e quindi la
di vivere in quella terra: doveva
essere questo ciò che la gente provava”.
Questi brani mi hanno fatto sorridere, perché è vero che
viviamo in una terra magnifica, ma forse troppo spesso non ce ne ricordiamo,
non riusciamo ad apprezzare un bel tramonto, la luce del sole, i fiori dai
mille colori, eppure sono tutte cose meravigliose che dovrebbero riempirci la
vita e renderci felici, almeno agli occhi degli stranieri.
“Abbiamo passeggiato per la città, osservato strane
chiese in cui diverse culture si mescolavano in modo bizzarro, ci siamo immersi
nel silenzio dei chiostri, abbiamo partecipato ai festeggiamenti della Pasqua,
mangiato tra le risate, bevuto un po’ troppo, girato per i mercati.
[…] Ebbi l’impressione
di vedere riconfermata la formula”questa è la vita che fa per me”.
“Ogni giorno verso sera, il sole risplendeva del colore dell’oro,
e il cielo per un po’ restava di un bell’azzurro, tanto denso da far venire l’ansia.
Persino le strade intasate dal traffico rilucevano di quell’azzurro, e i volti
delle persone che si affrettavano a casa nelle loro auto, chissà perché, sembravano
tutti belli e felici”.
Ad Agrigento la cosa che le è rimasta più impressa non è né “quel mare meraviglioso, né i
reperti, né le colonne intarsiate, ma quella normalissima strada che usammo
come scorciatoia tra i resti archeologici e l’albergo […] Si vedevano i resti
dietro di noi e l’albergo davanti, e in quella stradina crescevano tantissimi
vecchi olivi, con i rami ricurvi pieni di foglie brillanti che si
moltiplicavano nel cielo azzurro. Intorno era pieno di fiori bianchi rossi,
gialli, rossi, rosa, e oltre a noi non c’era nessun altro. […] ho perso la
cognizione del tempo e dello spazio e mi sono chiesta se quella non fosse una
visione del paradiso”.
A Taormina, benché fosse raffreddata e fosse primavera,
quindi l’acqua fosse fredda, ha fatto un
bagno in mare che definisce così “Mentre ero stretta in quell’abbraccio di
quell’acqua densa come una zuppa, sfavillante di luce solare, ma anche limpida da
lasciar intravedere il fondo, è scaturita
una forte energia vitale”.
Della Toscana scrive “la bellezza magica del paesaggio
della Toscana che affiora nell' aria limpida e asciutta, il sapore del vino
bevuto in piedi per riscaldarci[…], i fiocchi di neve che volteggiavano e il
sapore che si solleva dalle terme, l’odore dello zolfo, il calore di una
vecchia tisana corroborante bevuta non so quante volte, quella sensazione di
aria morbida e sensuale […] tutto questo mi provoca una morsa al petto di
bellezza e nostalgia”.
“ Il cielo della Toscana era così azzurro che non
sembrava vero, e così limpido da far pensare che lo si potesse attraversare da
parte a parte. Piccole nuvole di forme deliziose fluttuavano in mezzo a quel
cielo azzurro. Le montagne si susseguivano all’infinito con indosso ogni
tonalità di verde."
La Yoshimoto si reca in Toscana una seconda volta col il
figlioletto e va alle terme e così scrive:
[…]Ho l’impressione che quando gli italiani soffrano, lo
facciano con una profondità che i giapponesi non possono neanche immaginare, ma
di fronte alle cose belle e buone riescono ad aprirsi incondizionatamente. La
prudenza non interviene ad ostacolare il loro star bene. […] Il cibo è
delizioso, e quello che gli occhi vedono è bello. […] Per quanto possano
sentirsi giù di morale, basta loro mangiare qualcosa di buono e immergersi nell’acqua
termale in uno scenario stupendo per ritemprarsi. Forse la vita è fatta di cose
semplici…
Sull’Italia in generale scrive: “Dicono che la gente
sembra sempre allegra, che la cucina è deliziosa, che se ci stanca si dorme al
pomeriggio e poi si va avanti a divertirsi fino alla sera tardi, che uomini e
donne si innamorano quando vogliono, in piena libertà, che nelle chiese ci sono
opere d’arte tanto belle da mozzare il fiato, che le piazze sono stupende e
piene di sculture tanto famose da chiedersi se sia normale che siano posate lì[…]
Ed è davvero così.”
E ancora…”In Italia custodiscono vecchi oggetti non perché
siano avari, ma perché sanno che ogni ricordo è insostituibile, e se ne prendono cura.”
E’ molto interessante
scoprire come ci vedono gli stranieri e l’impressione che diamo. Sembriamo tanto felici, ma in realtà ci lamentiamo in continuazione e diciamo
che qui niente va bene. Dove sarà la verità. Forse è proprio la nostra cultura ,
la cucina, la natura che abbiamo la fortuna di avere nel nostro paese che ci
possono aiutare, ma dobbiamo renderci conto di quanto queste cose siano
importanti e lottare per preservarle.