Qualche tempo fa ho letto un interessante articolo su una
nuova maniera di fare turismo il cosiddetto Rooting che deriva dalla root
radice.
Già si è parlato spesso della differenza tra il turista e
il viaggiatore. Il turista tipico, senza voler offendere nessuno, è chi va in
un villaggio turistico, in qualsiasi parte del mondo rimane nel villaggio a
mangiare spaghetti a ridere degli sketch dell’animazione ( italiana) e del
posto in cui si trova non sa nulla. Mi è capitato più volte, essendo cresciuta
in un paese a vocazione turistica, di andare nella spiaggia del villaggio turistico
e parlare con i turisti che non sapevano nemmeno che dietro il promontorio a
occidente si trovava il mio paese ( nel cui comune era il villaggio).
Il viaggiatore, invece, solitamente zaino in spalla, cerca di entrare a contatto con
la realtà che visita, con le popolazioni autoctone, per utilizzare un termine
altisonante, fa un viaggio di tipo antropologico: mangia i cibi locali, prova a
imparare delle piccole frasi per farsi capire. Certo la differenza sostanziale
la fa anche la durata del soggiorno.
Nel post di qualche giorno fa ho parlato di Couchsurfing:
ecco couchsurfing è un modo per entrare meglio nella realtà di un posto, per
capire come vivono i locali. Certo non bisogna confondere il singolo con il
tutto, né fare di tutta l’erba un
fascio. Se si viene a contatto con una
famiglia non significa che tutti in quel paese la pensino allo stesso modo,
mangino le stesse cose , si vestano nella stessa maniera, abbiano lo stesso
tipo di casa…Comunque si va a dormire per qualche giorno presso una famiglia e
si può conoscere meglio qualcosa di un dato paese. La gente del posto magari
conosce angoli segreti, sa fornire consigli preziosi.
Adesso si parla di Rooting: una filosofia di viaggio “basata
sull’esperienza che porta a calarsi in atmosfere narrative ed artistiche fino a diventare protagonisti di una commedia
itinerante” ( così dice l’articolo). In pratica si va alla ricerca delle radici
di un territorio per scoprire la sua essenza culturale, rurale, gastronomica.
Solitamente è un viaggio esperienziale per chi è appassionato delle tradizioni,
da fare in piccoli gruppi per poter condividere, ma è importante anche la
singola esperienza all’interno del gruppo.
Cosa ne pensate?
In chi vi rivedete?

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